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‘Il mio Domani’: dopo i Quaderni di Serafino Gubbio, quelli di Marina Spada

di Annalisa Sofia Parente

Ieri, in un’ inaspettata  mattinata di sole, si è tenuta la conferenza stampa del film ‘Il mio domani’,  in concorso per la sesta edizione del Roma Film Festival.

Nel buio della Sala Petrassi dell’Auditorium della musica, gli occhi erano puntati su due donne: l’attrice protagonista Claudia Gerini, elegantissima e sapientemente fashion nella sua mise e la regista Marina Spada, dalle vesti piuttosto meste e demodè, ma da un carisma sapientemente intellettuale.

Una  parte del cast (Raffaele Pisu, Claudia Coli e Paolo Pierobon)  è sembrata quasi eclissarsi nelle tenebre dei vampiri giornalisti se non per ritornare a bisbigliare, per pochi minuti, con osservazioni imboccate.

Il binomio Spada- Gerini è stato il carburante di questo incontro: due donne a confronto che pare abbiano confessato l’una all’altra i più indicibili segreti dietro un ciak o una tazza di tè, suggellando un loro fiero e protetto sodalizio cinematografico.

-C’è un’intesa diversa tra una regista donna e un’attrice: sono custodi di segreti che molti uomini non capirebbero mai. Marina è stata per me una compagna di strada’- asserisce la Gerini e racconta, orgogliosa, il loro scambio epistolare informatico in cui accorciavano la distanza tra le sue Los Angeles  e Roma e la Milano di Marina, discutendo della sceneggiatura e, soprattutto, del profilo di Monica, personaggio cardine  del film.

L’attrice protagonista svela anche un particolare romanzesco della regista: i ‘quaderni’ che Marina Spada  ha riempito con delle sue personalissime ricerche visive (quadri, fotografie…) e annotando con meticolosità i movimenti del corpo e dell’anima di ogni singolo personaggio in ogni singola scena. E mentre l’attrice comunicava ai presenti le giornate trascorse sul set e nella sua casa a parlare con la Spada di poesia, filosofia e gossip… la curiosità si fermava su quei preziosi scrigni cartacei in cui ha preso forma un universo parallelo al film stesso, ubriaco di stimoli, spunti, ispirazioni di cui qualcuno inesorabilmente sarà andato perduto. È come se i quaderni della regista ammiccassero ad un’altra opera a se stante, degna di un meticoloso manoscritto destinato ad un interminabile labor limae.

Claudia Gerini, insieme agli altri silenziosi interpreti del film, hanno lodato all’unisono le straordinarie virtù di una Marina Spada non solo ‘regista’, ma anche e soprattutto, ‘maestra’:  un meno soporifero Lino  Guanciale che nel film recita il ruolo di Lorenzo, ha splendidamente racchiuso in una frase questi due aspetti complementari della regista, sostenendo che ‘Marina fa il cinema come lo insegna e viceversa’ , senza mai imporsi al di là di una cattedra o di macchina da presa, ma confrontandosi umilmente con tutto il cast. E, come i più virtuosi ‘maestri’, spinge avanti i suoi allievi più meritevoli  che, come confessa con ‘gratitudine generazionale’ lo stesso Guanciale, hanno composto con professionalità e rigore, la troupe del film.

La storia della protagonista Monica, donna manager, figlia e potenziale madre che decide di mettere in discussione il suo baricentro affettivo per afferrare il proprio destino, prende forma in una Milano ibrida, non riconoscibile, come la regista ammette, in nessuno degli scorci caratterizzanti della città, ma che assurge, piuttosto, a topos, a ‘finestra sul mondo degli affetti’, a  ‘luogo dell’anima’.  Alla costatazione di una presunta influenza della Milano di Michelangelo Antonioni  ne ‘Il mio domani’, Marina Spada ammette che il regista è sicuramente per lei un punto di riferimento nella sua formazione cinematografica, anche se lo ha riscoperto ed apprezzato solo in una fase ‘adulta’ della sua vita privata e professionale.

Tuttavia ha preferito sottolineare umilmente che il rapporto tra il suo film e il cinema del regista ferrarese non si costruisce su un intento di contaminatio, ma contiene semplicemente un ‘omaggio cinematografico’ che è  Palazzo Fidi di Milano. Nel portone di quel palazzo entra Claudia Gerini, nelle vesti di Monica e da quello stesso portone esce Lucia Bosè , nelle vesti di Paola Molon in una scena di ‘Cronaca di un amore’ di Antonioni.

Chissà  in quale pagina dei quaderni preziosi della regista sarà annotato questa delicata, sottile e pudica citazione d’autore…

 

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