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Romeo and Juliet di Carlo Carlei : carne e poesia, senza tempo

di Annalisa Parente
Romeo and Juliet è uno di quei film di cui già si sa la storia. Per questo chi lo ripropone in una salsa nuova  o nel suo vecchio brodo ha la grande responsabilità di renderlo  ancora amabile, in un modo in cui nessuno abbia mai fatto.ROMEO AND JULIET 3
Il regista Carlo Carlei forse ci è riuscito. Il dubbio resta perché la grandezza della poesia shakespeariana in realtà è croce e delizia di ogni transcodificazione cinematografica e teatrale di questa tragedia: l’ amore della giovane Capuleti e del giovane Montecchi è raccontato con lirismo, ma resta imprigionato nelle figure retoriche che regolamentano la fiumana delle passioni dei personaggi.
Julian Fellowes, autore del film,  si è impegnato in un lavoro che fosse il più fedele possibile al testo originario, sperando che i contemporanei fruitori di questo capolavoro letterario potessero accogliere- come scolaretti- un linguaggio tanto anacronistico e a tratti melenso e surreale.
L’esito di questa missione didattica credo sia stato raggiunto, almeno in parte: finalmente per un paio d’ore ci siamo disintossicati da turpiloqui e perle gergali, ‘assaporando parole’, anziché vili termini; ma che questo possa compiere la benché minima rivoluzione nella ‘condotta linguistica’ adolescenziale mi sembra troppo e forse neanche l’autore ci ha mai sperato. Chi giurerebbe oggi sulla Luna? Quale innamorato parlerebbe alle sue braccia, alle sue labbra e ai suoi occhi prima di morire d’amore? Forse l’unica similitudine a sopravvivere è quella che identifica la donna amata al Sole; ma già il paragone tra l’Oriente e la finestra da cui si affaccia Giulietta metterebbe seriamente in discussione le conoscenze dei punti cardinali di qualche cuore baldanzoso dei nostri giorni.
Eppure, Carlo Carlei ha saputo bilanciare questa eleganza quasi metaumana con la scelta di attori dalle fisicità ed espressività incontenibili, come Douglas Booth (il giovane Romeo)) , Kodi SMit-McPhee (Benvoglio), Christian Cooke (Mercuzio) , Hailee Steinfeld (Giulietta), Paul Giamatti (Frate Lorenzo) ed Ed Westwick (Tebaldo), solo per citarne alcuni.
Se le loro bocche parlano in versi, i loro corpi denunciano desideri  e passioni  terreni, lasciando gli spettatori sempre in una tensione irrisolta tra ciò che l’onore e il buon costume imponevano in quell’epoca e ciò che la carne comanda, in ogni epoca.
Romeo chiama Giulietta ‘Santa’, ma intanto le sue dita fremono di desiderio; Giulietta,  benchè abbia un volto acerbo da 14enne, lascia trasparire uno sguardo languido di chi ancora non sa riconoscere il peccato; Tebaldo parla di amore fraterno, ma rende schiave le sue mascelle e i suoi sopraccigli incurvati di una morbosa gelosia; Frate Lorenzo è un uomo pio di chiesa, ma ha gli occhi di un uomo di vita che  pianifica soluzioni estreme, miscela veleni e combatte l’arroganza con l’inganno.
IMG_3967.CR2Dopo tanto adolescenziale trasporto tra orgoglio, complotto, gelosia e corteggiamento, non ne esce tuttavia vincente la suspence dell’Equivoco che porta prima Romeo e in seguito Giulietta alla morte (come potrebbe esserlo in un’epoca in cui un fatto, nel momento stesso in cui accade, già ha avuto 100000 visualizzazioni su Fb?) .
Ad imporsi ancora con forza, nell’epilogo  del film di Carlei e quindi della tragedia shakespeariana,  sono il sermone moralizzante del principe di Verona che ammonisce le due famiglie dei Montecchi e dei Capuleti per aver provocato quasi una ecatombe per il loro ridicolo odio ingiustificato; nonché la processione delle salme dei due giovani amanti di cui tutti noi hanno sperato, almeno una volta, la resurrezione.
Ma forse Romeo e Giulietta sono già risorti, infinite volte. Perché finchè ci sarà  l’uomo questi due giovani cuori rinascimentali continueranno a vivere: per farci annoiare o innamorare con i loro ‘apostrofi rosa’ o banalmente per farci prendere un brutto voto a scuola.
E ci sarà sempre qualche sognatrice che con quello sguardo perso di Giulietta si affaccerà all’amore. Che sia da un balcone, da una finestra o dal finestrino di una Smart, beh, questo non ha più importanza.
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