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Lo sport: quattro progetti per dare speranza ai Giovani Aquilani

di Paolo Cappelli

Valentina Santucci

Lo sport: una speranza per i Giovani Aquilani” è il titolo della seconda delle tre tavole rotonde promosse dall’Ambasciata dell’Aquila e fortemente volute da Valentina Santucci, presidente dell’Associazione no-profit “L’Aquila siamo noi”, nata, nelle parole della stessa promotrice, “per dare un supporto alla ricostruzione del tessuto economico-sociale dell’Aquila”.
L’ambasciata dell’Aquila”, animatore ideale della tre giorni romana, “è un format ideato dall’Associazione stessa per far conoscere la cultura, lo sport, l’enogastronomia della città dell’Aquila alle principali città italiane e internazionali. L’abbiamo chiamata ‘L’Ambasciata’ perché deve essere il luogo d’incontro degli attori politici, economici, sportivi e culturali per discutere progetti e realizzare degli accordi commerciali, economici e sportivi”.
L’Aranciera del Semenzaio di San Sisto a Roma, ha ospitato la discussione moderata da Matteo Vespasiani di Roma Channel, cui hanno preso parte Andrea De Priamo, Presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale; Giampaolo Arduini, Vice sindaco e Assessore allo Sport del Comune dell’Aquila; Ugo Mantini, Presidente del Circolo Tennis L’Aquila e vice Presidente della Federazione Italiana Tennis Abruzzo; Paola Protopapa, Campionessa paraolimpica di canottaggio a squadre a Pechino 2008; Carlo Caione, Presidente dell’ Associazione no-profit “Forza L’Aquila”; Ermanno Morelli, Presidente del CONI Abruzzo e Isadora Perrotti, responsabile dell’impianto piscina ‘Pianeta Acqua’.
La serata è stata aperta da Andrea De Priamo, il quale ha portato il saluto della città di Roma e del Sindaco Alemanno, esprimendo inoltre un particolare apprezzamento per l’iniziativa e il piacere di poterla ospitare.
Ermanno Morelli ha poi ribadito l’importanza dello sport quale momento di aggregazione e veicolo di valori fondanti e fondamentali della persona umana, cui ha fatto eco l’intervento di Alba Grossi, dirigente del servizio sportivo della Regione Abruzzo, la quale, nell’ammettere che, in ogni caso, la Regione non ha fatto molto verso il settore sportivo nel post terremoto, ha anche affermato che sono state messe in campo tutte le risorse disponibili e che, con legge regionale, è stata approvata all’unanimità la candidatura dell’Aquila a sede delle universiadi del 2017.
Giampaolo Arduini

Più articolato l’intervento del Vice Sindaco Giampaolo Arduini, il quale ha commentato inizialmente la situazione degli impianti sportivi ereditata dall’amministrazione comunale al termine dell’emergenza. Sgomberate le tendopoli, ospitate prevalentemente in stadi e campi da calcio, i terreni di gioco erano inservibili, oltre ad essere stati violentati per realizzare le imprescindibili opere di urbanizzazione temporanea (scarichi, fogne, ecc.) necessarie alla vita nei campi. In un caso, quello del campo sportivo di Monticchio, al centro del terreno di gioco sorge ancora una chiesa prefabbricata.
Pur avendo fatto “la voce grossa, prima con la Protezione Civile, poi con il Governo per avere i finanziamenti”, ha ricordato Arduini, “la ricostruzione in questo settore, all’inizio, non era una priorità. Non si è compreso, cioè, che ricostruire gli impianti sportivi significava e significa ridare alla nostra città un punto di aggregazione che oggi manca”. Le attività nel settore, comunque, non si sono fermate. Lo stadio dell’Acquasanta, casa dell’Aquila Rugby, diventerà uno stadio del calcio con 6000 posti coperti e 3000 scoperti e dove, secondo accordi con la FIGC, giocherà la Nazionale di calcio (fatto mai avvenuto in precedenza, se si esclude una sessione di allenamento, ndr). Il vecchio stadio Fattori diverrà Stadio Monumentale e ospiterà la locale squadra di rugby, oltre alla Nazionale, che potrà giocare all’Aquila in alternativa allo Stadio Flaminio di Roma.
Lo stesso si può dire riguardo alla costruzione di una Palazzetto dello Sport, anzi di una struttura polifunzionale capace di accogliere anche concerti musicali con una capienza di 2000 posti e che sarà finanziata con 6 milioni di euro offerti dal governo giapponese. Arduini, nel lodare la coerenza del paese del Sol levante, non si è fatto scappare l’occasione di lanciare una freccia avvelenata nei confronti dei molti governi, ambasciatori e First Lady che hanno approfittato della tragedia aquilana per “fare passerella”.
Altro significativo momento della serata è stata la presentazione di quattro progetti relativi allo sport in generale. Il primo, denominato “Forza L’Aquila”, è stato ideato e illustrato dal Prof. Aldo Benedetti. Forte di un investimento di 18 milioni di euro e dell’inserimento nel master plan per la ricostruzione, l’idea prevede la trasformazione dell’area circostante la Piazza d’Armi in una vera e propria città dello sport, la cui prima pietra sarà posata nel 2011. Si prevede di realizzare, su un sedime militare ceduto all’amministrazione comunale, un’area sportiva con funzioni non solo agonistiche, ma anche sociali, commerciali e ricreative. Non si vuole pensare solo all’oggetto edilizio, ma guardare più avanti. Sin dalla fase di progettazione, infatti, si è volutamente tralasciata la connotazione emergenziale della ricostruzione, per pianificare una zona di qualità dal forte valore urbano, un luogo d’incontro in cui la città possa ritrovare la sua nuova identità. Ma si è anche scelto di legare la nuova area alla città storica: la sua parte inferiore, infatti, confina con il decumano maximo, principale strada est-ovest che attraversa L’Aquila.
Il secondo progetto, del valore di 3,5 milioni di euro finanziati dalla Svizzera con l’aiuto del campione Roger Federer, si centra sul tennis e prevede la creazione di un campo coperto e totalmente ecocompatibile. Nasce da un’iniziativa di Ugo Mantini, il quale ha ricordato uno dei tanti drammi del sisma: nel pomeriggio precedente al dramma, al termine di una trasferta, aveva riaccompagnato a casa Ezio Pace, diciassettenne promessa del tennis italiano, la stessa dove avrebbe poi trovato la morte. Ezio è stata l’ultima vittima a essere estratta dalle macerie; era vicino alla porta di casa e abbracciava le proprie racchette, raccolte prima della fuga, nel tentativo di salvarle. L’area nella quale dovrebbe sorgere il campo, che non potrà che essere dedicato a lui, è nel cuore della zona rossa, con tutte le criticità che questo comporterà. L’idea fondamentale del progetto, ha ricordato Mantini, è “riaprire la zona rossa grazie alla terra rossa”.
Il terzo progetto, “Uno stile in cartella”,  è stato illustrato da Isadora Perrotti. Rivolto agli studenti della scuola elementare e media, è finalizzato alla pratica del nuoto per venire incontro alle necessità di socializzazione che sono ancor più forti in questa fascia di età.
La presentazione del quarto e ultimo progetto è stata quanto mai vivace.
Paola Protopapa

Paola Protopapa, medaglia d’oro paraolimpica nel canottaggio a squadre, dedica molto del suo tempo a cercare di creare opportunità per i giovani disabili di praticare lo sci. La campionessa ha sottolineato in maniera garbata ma polemica le difficoltà cui va incontro in prima persona nel cercare di allenarsi alla pratica di alcuni sport, vedendosi costretta a vivere tre giorni la settimana sul lago di Garda, anziché avere la possibilità di allenarsi nel tratto di mare Adriatico prospiciente le coste abruzzesi, o nell’aver dovuto passare mesi in Friuli perché non era stato possibile (prima del terremoto) trovare una pista di 2 chilometri in Abruzzo (!).
Rivolgendosi al Vicesindaco Arduini, la Protopapa ha sottolineato che l’Abruzzo ha tutte le carte in regola per candidarsi a città d’eccellenza per lo sport invernale per disabili, tanto per la qualità geomorfologica delle piste, quanto per la bontà degli impianti, costruiti senza alcuna barriera architettonica. Arduini ha replicato che si interesserà della cosa.
La conclusione è stata affidata alla promotrice dell’iniziativa, Valentina Santucci, la quale ha ricordato l’importanza della sinergia tra popolazione e istituzioni, nonché l’esigenza di non farsi scappare le opportunità, quando sono a portata di mano:
“La storia ci ha insegnato che il progresso è fatto di idee che vengono messe in pratica. Ma le idee devono venire dal basso, devono venire dal popolo: le idee dei professionisti, delle associazioni, delle fondazioni, dei comitati, degli ordini, vengono trasformate in progetti, resi all’avanguardia scientifica e tecnologica dalle università. I progetti migliori devono essere sposati dalle istituzioni locali che li pongono in raccordo con i principali canali di finanziamento predisposti dal governo. Il compito delle istituzioni locali è quello di seguire il progetto fino al raggiungimento dell’opera finita.
I traguardi importanti non si raggiungono mai da soli; quindi la ricostruzione, che secondo me è il traguardo più importante per una città come L’Aquila, si può raggiungere solo se ci uniamo tutti a sistema, tutti gli attori  devono avere lo stesso obiettivo”.
“La legge della sopravvivenza – continua la Santucci – è di trasformare le tragedie in opportunità. Oggi l’opportunità non dobbiamo andarcela a cercare: molte delle opportunità vengono direttamente sul nostro territorio sotto forma di ambasciatori, di Capi di Stato, di professionisti, di campioni olimpionici, che vogliono dare una mano alla ricostruzione dell’Aquila. Noi dobbiamo essere pronti ad avere un’idea, un progetto da sottoporre loro e soprattutto portarli a creare le giuste relazioni per riuscire a realizzare questi progetti sul territorio. Se riusciremo a fare tutto questo, L’Aquila non tornerà come prima, ma tornerà meglio di prima, fino a diventare la Stella Polare dell’Abruzzo, cui tutte le altre provincie devono collegarsi. Ma per poterlo fare dobbiamo creare un asse con le due principali città, Roma e Milano, e soprattutto dobbiamo creare tutto il sistema con tutti gli attori per raggiungere tutti lo stesso obiettivo”.
Al termine abbiamo raggiunto il Vicesindaco Arduini, che ha voluto rispondere ad alcune nostre domande, evidenziando alcuni aspetti particolari e importanti della ricostruzione:
Vicesindaco, considerati i progetti in campo, alcuni dei quali sono stati presentati stasera, quali sono a Suo avviso, i maggiori ostacoli alla realizzazione, fatti salvi, naturalmente, i necessari fondi?
Giampaolo Arduini: “Per quanto ci riguarda, le difficoltà potrebbero essere di tipo strutturale. Mi riferisco al fatto che L’Aquila deve essere ricostruita: dare una casa, la certezza di un alloggio, la ricostruzione, viene sicuramente prima di una struttura sportiva. Parallelamente ci stiamo già muovendo e lavorando. La nostra città a febbraio, quindi a meno di un anno dal sisma, si è dotata di un piano regolatore per gli impianti sportivi, di linee guida, e su quelle ci stiamo muovendo. Non è un’idea mia. E’ stata partorita da una Commissione Speciale sullo Sport e quindi può andare avanti. Naturalmente, come Lei ricordava, se ci sono i fondi si va avanti, viceversa non è possibile”.
Sempre nell’ambito della disponibilità di fondi e delle giuste priorità, secondo Lei è più probabile realizzare un progetto più grande, come quello Forza L’Aquila, o più progetti piccoli, come gli altri che ci sono stati illustrati stasera?
L’Aquila, dopo il terremoto, ha visto cambiare i suoi connotati. E’ diventata una città molto estesa, inizia ad avere tempi “romani” per l’attraversamento, ha necessità di avere impianti sicuramente diffusi. L’impianto presentato da Forza L’Aquila è già previsto dal comune in una seconda fase, perché presuppone un finanziamento importante e questo potrà avvenire, mi auguro, in concomitanza con le Universiadi del 2017. Però, il fatto che L’Aquila abbia 19 new town, 46 frazioni e che la popolazione non risiede più nel centro storico, urbano della città, questo significa che dobbiamo dare dei segnali anche e soprattutto in periferia.
Avete citato il sostegno del Sindaco Alemanno e di Roma all’avvio della fase di ricostruzione. Questa serata è promossa da un’associazione che si chiama “L’Aquila siamo noi”. Cosa possono fare i non aquilani, i non abruzzesi per poter poi dire, domani, che L’Aquila siamo noi?
Il Sindaco di Roma è stato disponibile. L’idea dello SkyDome (una pista da sci coperta, ndr) è un’idea sua. In Italia non esiste una struttura analoga, sarebbe l’unica del sud Europa, ed è quindi vista con grande attenzione e simpatia un po’ da tutto il mondo sciistico nazionale. È chiaro che è una struttura costosissima e vedremo se con l’appoggio di privati sarà possibile realizzarla. Ci saranno naturalmente ostacoli di natura ambientale, come al solito, perché c’è sempre qualcuno che si oppone.
Io ritengo che se Roma vuole, essendo la presenza abruzzese quella maggiore nella capitale con circa 600mila unità, può fare veramente molto per L’Aquila, dato il grande cuore romano e lo può fare anche dal punto di vista politico. Noi abbiamo bisogno di una legge chiara e finanziamenti certi. Per ripartire, per ricostruire, occorre questo. I parlamentari di tutti i partiti possono iniziare a fare sistema, perché quando facciamo sistema, indipendentemente dallo schieramento, funzioniamo. Ci si deve rendere conto che in passato eventi come quelli dell’Aquila, tipo Belice, Irpinia, Marche e Umbria, il Friuli, hanno avuto una legge di riferimento. A noi manca una legge di riferimento con finanziamenti certi e se fosse stato possibile anche una tassa di scopo che avrebbe garantito tutta la copertura finanziaria. Questo ci manca, questo noi vorremmo e da questo punto di vista ci aspettiamo che Roma ci possa aiutare”.

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