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Diodato ci racconta la sua "Bellezza"

di Marina Capasso
E’ appena uscito il suo ultimo disco “A ritrovar bellezza” e già Diodato è al lavoro per il prossimo. Un disco di cover, che raccoglie brani della tradizione musicale italiana reinterpretati assecondando il suo modo di sentirli e con l’intento di tutelare quella bellezza della nostra Italia che spesso dimentichiamo. Oggi Diodato ha presentato il suo disco al pubblico romano per Rocksteria e ci siamo fatti raccontare un po’ di emozioni.  7
Con “Babilonia” hai partecipato al Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Ci racconti delle emozioni vissute in quella occasione?
«È stata un’esperienza fantastica perché vissuta assieme a persone care, a cui voglio bene e che mi hanno permesso di vivere quei giorni dando il giusto peso a ciò che mi accadeva. È stato divertente, faticoso, emozionante, sorprendente, alienante, intenso.
E l’esperienza a “Che Tempo Che Fa” con Fabio Fazio?
«Mi ha permesso di girare il paese, di vedere luoghi meravigliosi, di riconoscere la bellezza che, nonostante tutto, ancora c’è in Italia. Da questa considerazione è nato A ritrovar bellezza.
Volevo andare un po’ controcorrente».
untitled“A ritrovar bellezza” racchiude dieci cover. In che modo sei riuscito a mettere il tuo tocco e a reinterpretare queste canzoni?
«Mi sono lasciato guidare dalle emozioni che provavo nel cantarli, in maniera molto istintiva, talvolta allontanandomi anche dalle interpretazioni originali, ma senza esasperazioni, fronzoli o costruzioni».
Quale tra i brani che hai interpretato hai sentito più tuo e perché?
«Piove. È stato il primo, quello da cui è nato tutto.  Quando ho provato a ricantarla, a ricantare quel testo su cui sono passati quasi sessant’anni, ho sentito qualcosa di speciale, ho sentito che riuscivo a raccontarmi, a dire qualcosa di me. Modugno poi lo adoro. Avrei voluto incontrarlo, abbracciarlo».
Da cosa deriva questa scelta di fare un disco di cover?
«È un periodo difficile per essere italiani. È giusto affrontare i problemi, parlarne, cercando le soluzioni possibili ma non dobbiamo dimenticare chi siamo, svendere il nostro patrimonio artistico, far diventare la cultura l’ultima ruota del carro. Riscoprire bellezza, raccontarsela, ci aiuterebbe a riconoscerla, a tutelarla e forse anche a vivere meglio. Volevo che tutta la bellezza di questi capolavori mi contagiasse, mi facesse del bene».
8Progetti futuri?
«Mi piacerebbe portare in giro per i teatri italiani questo lavoro. Il teatro è una dimensione altra che ho approfondito poco e questa potrebbe essere un’ottima occasione per farlo. Sto già lavorando ai brani nuovi e non è detto che si debba aspettare molto per il prossimo album».
 
 
 
 
 

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