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Il bambino difficile e le intrusioni degli adulti

C’è un modo di essere in presenza di un bambino che è profondamente sano, ma trascurato: il bambino è solo e gioca, l’adulto è presente, ma allo stesso tempo assente, è impegnato nei suoi affari. Due solitudini si tengono compagnia. Nessuno dei due è 18619amicoimmaginarioveramente solo. Per raggiungere questo stadio di solitudine sana, il bambino non deve mai aver subito “violenze” da parte del mondo adulto. L’adulto intrusivo, che invade lo spazio psicologico del bambino con stimoli, richieste, ansie, prescrizioni o lo frustra con ritiri affettivi improvvisi, impedisce al bambino di raggiungere questo stadio di autonomia “sicura”, senza vera perdita dell’altro.
Oggi il bambino viene “addestrato” sin da piccolissimo a stimoli intrusivi da parte della madre ansiosa, alla socializzazione forzata dei nidi, a percorsi di apprendimento che anticipano le normali fasi di sviluppo cerebrale, generando frustrazione, a crescenti richieste formative. Questo bambino ha solo due vie di sviluppo, entrambe patologiche: diventa remissivo e maschera una depressione latente oppure diventa difficile, reattivo, iperattivo, aggressivo, talvolta distruttivo. E si ottiene l’effetto opposto a ciò che si cercava: si verifica un ritardo nello sviluppo cognitivo e emotivo.
Nel mio lavoro di psicoterapia dell’età evolutiva ho incontrato molti bambini di entrambi i generi. Il lavoro da effettuare con loro è lungo e delicato e i genitori devono essere buoni collaboratori. Altrimenti il prezzo che si paga è enorme.
di Elda Cellini

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