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Voli cancellati al Pinodaniele

E’ che certe cose, a dirle, suonano male. E quando suonano male, allora è meglio “levare mano”.
Così ad esempio: -Arrivo al Pino Daniele.  – Al che?  -al Pino Daniele, l’aeroporto, quello che prima era un capo chino e che con il nuovo nome sembrerebbe l’ultima fragranza dell’arbre magique.
Il pinodaniele. Potrei capire una strada, una piazza, uno slargo, il lungomarelibberato – perché no- o addirittura il plebiscito. No, proprio l’aeroporto. Il pinodaniele. E’ difficile da mandare giù. Si deve anche pensare agli effetti collaterali. E non è poco.
Bisognerà riscrivere tammurriata nera, tanto per cominciare. “‘E signure ‘e Capodichino fann’ammore co ‘e marrucchine” diventerà “ ‘E signure ‘e Pinodaniele fann’ ammore co’ ”…e andatela a trovare una rima decente. E che dire poi degli americani. E’ dalla seconda guerra mondiale che continuano a storpiare Capodichino in Capodikaino, ci hanno messo settant’anni per imparare l’esatta pronuncia e tutt’a un tratto gli volete cambiare nome. Ma ve li immaginate ora? -Hey Mum! I’m going to live from Paino Danili Airport ! E un po’ di decoro, diamine.
Photo By La RepubblicaQuanto a me, al ‘Pino Daniele’ mi auguro di non partire e arrivare mai.
E questo per rispetto. Di quell’uomo schivo che abitava in un artista ingombrante, incurante di celebrazioni agiografiche e refrattario nei confronti di quella prepotenza d’amore che Napoli gli ha riservato fino all’ultimo, e anche oltre.
Napoli, Pino Daniele l’amava, ma da lontano. Era la città di cui si è nutrito artisticamente per anni, ma da cui poi era andato via, avendo scelto la sobrietà di una vita riservata che qui gli sarebbe stato impossibile condurre.
E allora, la scelta di intitolargli un aeroporto appare senza senso.
E non perché innanzi a qualsiasi novità proposta dai napoletani, si erge invalicabile la trimurti dei mammasantissima che più santi non si può – Totò, De Filippo, Troisi – che devono essere anteposti a tutti, in rispetto e onore del nuovo paganesimo. Ma perché intitolargli un aeroporto, stride con la scelta che è stata innanzitutto di questo grande artista.
Il sommo tributo a Pino Daniele noi napoletani, l’abbiamo già offerto. Siamo scesi in piazza in centomila, e non per protestare contro la qualità di vita peggiore d’Italia, ma per riappropriarci di un figlio lontano, che non solo ha scelto di non vivere qui, ma neppure d’esser qui sepolto.  E allora basta, lasciamolo andare.
Tanto, il nuovo nome di Capodichino già c’è, esiste, è inutile affannarsi, bisogna solo aspettare, e aspetteremo. Il tempo che ci vorrà, ci vorrà. Fretta, non ne abbiamo.
Prima o poi scendendo dall’aereo, di ritorno dalle vacanze, o da un viaggio di lavoro, ci sembrerà naturale, familiare e caro. E quando sentiremo questo nome alla voce dell’altoparlante,  allora sapremo di essere a casa.
dlin-dlon, benvenuti al DiegoArmando”.
di Lidia Monda
 

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