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Nasa, scoperto batterio "alieno" che si nutre d'arsenico

California, Lago Mono

Di Valentino Salvatore

Un semplice batterio potrebbe aprire prospettive inedite sul mondo finora conosciuto e sull’eventuale presenza di vita su altri pianeti. Per la precisione, si tratta di un gammaproteobatterio della famiglia Halomonadaceae, ribattezzato con la burocratica sigla GFAJ-1. E’ stato scovato dai ricercatori dell’Arizona State University tra i sedimenti del Mono Lake, un laghetto nel parco nazionale di Yosemite, in California. Un bacino che da una cinquantina d’anni non è più alimentato da altri corsi d’acqua e ha ora una elevata salinità. Nonchè un’alta concentrazione di arsenico, notoriamente letale. Quindi un posto dove ci sono condizioni estreme, che dovrebbe essere inadatto alla vita così come la conosciamo. Ma questo microrganismo che mette in fibrillazione gli scienziati ha una particolarità. Riesce a prosperare sostituendo l’arsenico al fosforo, non solo nei processi metabolici (come già riscontrato in alcuni microrganismi), ma proprio come suo elemento costitutivo. La forme di vita a noi note sono infatti costituite da sei elementi: carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, fosforo e zolfo. Detti anche CHONPS, dall’acronimo usato nella letteratura scientifica anglosassone. Ora se ne potrebbe aggiungere un altro, ovvero l’arsenico, che GFAJ-1 usa persino come mattone nelle catene di RNA, DNA e per le proteine, oltre che per produrre energia tramite ATP.

Se questo accade sulla Terra, ritengono molti studiosi, ciò potrebbe succedere anche in altri angoli remoti dell’Universo. Dove le condizioni fisiche sono ritenute proibitive per la sopravvivenza e l’evoluzione degli esseri viventi. Questa scoperta potrebbe obbligarci a rivedere il concetto stesso di “vita”, ad allargarlo fino a comprendere possibilità contemplate solo dalla fantascienza. Ad immaginare una biochimica alternativa, che supera i limiti tracciati dai manuali. Fino ad ipotizzare, come fa il fisico e astrobiologo Paul Davies, una “biosfera ombra”, evolutasi a nostra insaputa. Letteralmente sotto i nostri piedi, ma ignorata fino ad ora dalle ricerche degli scienziati. Magari con batteri che si annidano in altri ambienti inaccessibili e ostili, proprio come il lago Mono. Secondo Davies infatti “è la prima volta nella storia nella biologia che è stato trovato qualcosa in grado di utilizzare liberamente uno dei due diversi elementi della Tavola periodica nella sua struttura di base”.

I batteri della famiglia Halomonadaceae di protobatteri, al microscopio elettronico. (Immagine © Cortesia Science/AAAS)

La giovane coordinatrice della ricerca, la ricercatrice Felisa Wolfe-Simon, non a caso è una microbiologa della NASA Astrobiology Resarch, ente che studia la possibilità della vita nello Spazio. Infatti questo microrganismo benché viva sulla Terra può essere definito “alieno”. Cioè straniero, estraneo rispetto ai paradigmi consolidati. “Sappiamo che alcuni batteri possono respirare arsenico” spiega la Wolfe-Simon, “ma abbiamo scoperto un batterio capace di fare qualcosa di totalmente nuovo, come costruire parti di sé stesso con l’arsenico. Se esiste una forma di vita qui sulla Terra in grado di fare qualcosa di così inaspettato, cos’altro di totalmente sconosciuto può riservarci la vita?”. Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science ha dimostrato come questi batteri, isolati in un terreno di coltura artificiale dove veniva aggiunto arsenico e sottratto fosforo, si moltiplicavano comunque. Anche se solo al 60% rispetto a quelli “allevati” col più comune fosforo. Senza entrambi gli elementi invece non riuscivano a sopravvivere.

Trovati questi microrganismi in quello sperduto angolo di California, si pensa già di cercarne di simili su altri pianeti. Primo fra tutti, su Marte, come afferma John Robert Brucato, ricercatore dell’Osservatorio astronomico di Arcetri dell’Inaf e presidente della Società Italiana di Astrobiologia. “Il rover che sbarcherà sul Pianeta Rosso nel 2018 andrà a perforare la superficie, prelevando campioni che saranno poi analizzati dagli strumenti della sonda”, ha commentato, “uno di questi strumenti, chiamato Life Master Chip, avrà lo specifico compito di cercare biomolecole. Se l’arsenico può esser compatibile con la vita, bisognerà sviluppare i recettori di conseguenza”.

L’ufologo Roberto Pinotti, segretario generale del Centro Ufologico Nazionale, parla di “grande scoperta”, perché “se si trova un batterio in grado di proliferare nelle stesse condizioni di altri ambienti planetari (come il pianeta Titano o altri sistemi di metano e ammoniaca) significa in primo luogo che questi ambienti sono presenti sulla Terra e in secondo luogo che possono ospitare forme di vita che non pensavamo prevedibili”. Questa scoperta potrebbe dare nuovo slancio all’affascinante ricerca della vita nell’Universo. Ma ora sappiamo di essere forse un po’ meno soli. Un alieno vive tra noi, proprio sulla Terra.

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