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I RAPSOdiSMURINA raccontano: 'Oktopus, il Controllo d’Elementi'

La nascita

L’opera si è plasmata tenendo sempre costantemente in esame una sorta di “rosone”, proprio quello che alla fine abbiamo deciso di condividere e riprodurre sull’album: si tratta del nostro disco solare che regola il tempo in dodicesimi, e suoi sottomultipli, secondo la tipica cadenza con cui si alternano i mesi, le stagioni, le ore, o le fasi lunari (nella convenzione “greca” da noi seguita), ma anche le note musicali, le icone simboliche delle religioni arcaiche e tanto altro ancora.

Dodici e non più dodici….

Ogni brano è stato incastonato nella sua posizione astro-cosmologica ed ha una correlazione con uno dei quattro elementi a fondamento della natura.

Alcuni di essi, dal titolo o dalla lettura del testo, sono attribuibili in modo molto diretto: si pensi a Cianuro ai papaveri con l’acqua delle rive dove scorre il veleno e dei vorticosi mari in cui si perdono i poveracci, a Stoà con il fuoco del vulcano, a La terra muta come da titolo, a Woland is waiting for me in the fire con il fuoco dell’inferno, a Train con l’aria del ritornello, a Molimo stedite vodu con l’acqua come sorgente ed obiettivo…. Altri invece richiedono un processo “essoterico” più complesso che sarebbe troppo facile svelare.

Questo per quanto concerne l’opera nel suo complesso.

Ad un secondo livello ci sono poi le singole storie, raccontate nelle canzoni (a metà fra italiano e inglese ed alcuni accenni di francese o serbo), che spaziano in tematiche da sempre care a noi Rapsodi. Una certa predilezione viene data all’impegno politico e sociale, declinato con una punta di ironia e il tipico sarcasmo pungente di chi non vuole mai prendere una rigida posizione: si va dalla riflessione storica che dedica un ricordo ai perdenti, cui vanno dati uguale dignità e rispetto (Sbriganti), all’amara constatazione sui mali del Belpaese come proiezione dei mali del mondo (Nella zona ambigua fra il rosso e il verde), alle reminiscenze di tentativi rivoluzionari, alla maniera dei romanzi di G. G. Marquez (Cianuro ai papaveri), fino alla rabbia ancestrale che fa l’occhiolino ai nuovi sommovimenti mondiali contro il potere costituito (La terra muta).

La ricchezza di riferimenti si fa strada in qualche brano apparentemente più impenetrabile ed ermetico: Stoà a modo suo è un ricordo musicato del Vesuvio che attinge alla poetica leopardiana; A modest proposal, partendo da alcune suggestioni cinematografiche un po’ ambigue (Betty Blue, Barry Lindon, Delicatessen), arriva nel finale a recitare un frammento dell’omonima opera satirica di Swift quale soluzione finale; Woland is waiting for me in the fire è un vero e proprio omaggio al “Maestro e Margherita” di Bulgakov. Altri brani, alcuni contenenti riferimenti autobiografici, si soffermano in sottili riflessioni cosmiche sul potere minaccioso della scienza quando soggiace alla logica del capriccio (Sparkling scotoma), sul progresso ad ogni costo (Train), sulla devastazione creata da guerre e sete di conquista (Molimo stedite vodu), o sulla violenza nascosta verso piccoli, deboli ed indifesi (Giungla dell’orco). Altri, infine, hanno accenni quasi liberatori che uniscono argomenti più leggeri con il destino dell’uomo (Ravenous blues).

 

 

Le ispirazioni

Poiché si è fatto ampiamente cenno alle suggestioni ricevute dal campo letterario e dalle arti figurative, sarebbe forse utile soddisfare la curiosità di chi si ostina a trovare sempre dei riferimenti musicali nelle nuove opere.

Risulterà forse banale, ma questa lunga e travagliata produzione è stata inevitabilmente contaminata dalle tante ispirazioni personali e le diverse influenze musicali.

 Si parte dal rock-blues, psichedelico, punk, progressive degli anni 70 e 80, passando per il rock nostrano, fino ad arrivare al genere che la critica, in modo quasi unanime, vede come principale fonte ispiratrice, il grunge degli anni 90 e seguenti, della scuola di Seattle. Per noi tuttavia risulta troppo riduttivo associare a questo album soltanto questo: l’idea di base è stata quella di giocare con i suoni e le strutture, rendendo comunque omaggio a ciò che è già esistito, per estrarre dal cilindro qualcosa che avesse forme e contenuti nuovi ed originali. Si provi ad esempio a trovare i riferimenti nella intro e outro di Sparkling Scotoma, negli interventi vocali di A modest proposal, oppure si pensi in modo quasi imparziale alle suggestioni provenienti dagli spoken lyrics (Stoa e Molimo).

A rendere il pasto completo, c’è il testo, usato contemporaneamente come poesia e come oggetto contundente, a far male, o far riflettere, a lasciare l’ascoltatore perplesso, come è giusto che sia ai primi ascolti, per invitarlo ancora a partecipare, ed ogni volta sempre più attento….

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