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Quel sottile filo che lega i fatti di Bibbiano alla Riforma dell'Affidamento Condiviso

I fatti di Bibbiano hanno reso pubblico ciò che tante associazioni denunciano da anni: il pericolo rappresentato dalla possibilità che si creino relazioni di interesse fra i giudici e le case famiglia. In alcuni distretti giudiziari non a caso il  tasso di collocamenti extrafamiliari induce a qualche riflessione. Ma cosa lega questi fatti alla riforma dell’affidamento condiviso? Ne parliamo con Vittorio Vezzetti, fondatore dell’International Council on Shared Parenting-
Dott. Vezzetti,  come si spiega che possano accadere fatti come quelli oggetto dell’indagine giudiziaria sugli affidi della Val d’Enza?
Fatti di questo genere possono verificarsi e perpetuarsi solo in assenza di chiare linee guida e di validi meccanismi, anche statistici, di controllo. Mi spiego meglio:  già nel 2012 pubblicai una importante ricerca che evidenziava come in Italia, nel campo dell’affido di minori a comunità, esistesse una situazione a macchia di leopardo. In pratica evidenziai fra Regione e Regione delle variazioni percentuali di minori affidati a comunità così evidenti e statisticamente significative che non potevano dipendere da realtà sociali locali ma solo da scuole di pensiero e procedure molto diverse. Portai questo studio in audizione presso la Commissione Infanzia e Adolescenza ma, come spesso accade, non successe nulla.
L’introduzione di linee guida chiare può essere d’aiuto?
Certamente perché le linee guida evitano che il destino dei minori possa soggiacere all’arbitrio degli operatori. Non dimentichiamo lo scandalo di qualche anno fa quando vennero messe in risalto le relazioni di interesse fra molti giudici e numerose case famiglia.   Inoltre un’analisi statistica può evidenziare facilmente se in una certa area c’è un tasso di collocamenti extrafamiliari abnorme e indurre il sospetto che qualcosa non funzioni a dovere, innescando così tempestivamente una doverosa attività di verifica. Sulla base dei dati che raccolsi, io potei solo confrontare il comportamento di Regioni e Province Autonome ma sicuramente esistevano ed esistono tuttora aree all’interno della stessa Regione con tassi di affido extrafamiliare significativamente diversi fra loro. Insomma, una specie di anarchia dove il più forte può fare i propri interessi, non necessariamente economici ma anche solo ideologici.
La situazione è comparabile con quella dell’affidamento condiviso in caso di separazione e divorzio?
Direi proprio di sì. Anche qui la legge attuale è piuttosto vaga in quanto definisce solo la necessità di tempi equilibrati e continuativi da trascorrere con ciascuno dei genitori ma, di fatto, se uno si trova nel Distretto di Brindisi vede tradotta questa locuzione in termini di equipollenza temporale mentre se si trova del Distretto giudiziario della quasi totalità degli altri Tribunali deve soggiacere a distribuzioni temporali del 20% versus 80 con notevoli varietà da Tribunale a Tribunale ed anche da giudice a giudice e da perito a perito  nell’ambito del medesimo Tribunale. In pratica si avverte anche qua la necessità di linee guida ponderate e da aggiornare costantemente da cui derogare solo in presenza di validi e obiettivi motivi. Troppo spesso, come stiamo vedendo, l’autonomia professionale viene confusa con l’arbitrio e l’anarchia. E’ invece vero il contrario: la professionalità degli operatori, quelli validi, verrebbe valorizzata dall’introduzione di precise linee guida. Funziona ormai così in tantissimi settori: dalla Medicina all’Aeronautica e i risultati sono tangibili. (https://it.wikipedia.org/wiki/Linea_guida)
Quindi secondo lei esiste un sottile filo ideologico che collega i fatti di Bibiano (ma anche quelli del Forteto o dei Diavoli della Bassa Modenese e chissà quant’altri) alle resistenze alla riforma dell’affidamento condiviso?
Certamente e non è un caso che le forze e le associazioni che cercano di minimizzare i fatti di Bibiano o che addirittura li hanno favoriti  creando il giusto clima politico coincidono in larga parte o facciano rete con i movimenti contrari alla riforma dell’affidamento condiviso. Questa è ormai l’Italia degli slogan e delle ideologie.  Lo studio e la ricerca vengono dopo e spesso danno fastidio.
Ma esiste una letteratura scientifica di riferimento in questo specifico settore dell’affidamento dei figli?
Certo. Ormai negli ultimi lustri è stato possibile, grazie alla diffusione dell’affido materialmente condiviso (shared parenting), effettuare molteplici studi comparativi su larga scala e le conclusioni sono sostanzialmente univoche. A tempi di frequentazione equivalenti corrispondono bambini e adulti in media più sani. Poiché la giurisprudenza prevalente ignora questo aspetto, è giusto che il Contratto di Governo abbia focalizzato questo obiettivo.
di Mario Masi

1 COMMENTO

  1. L’adozione di linee guida negli affidamenti eterofamiliari non potrebbe che giovare, ma non certo risolvere il cancro delle competenze civilistiche del Tribunale dei Minorenni.
    Il T.d.M. non si pone come terzo indipendente a giudicare tra due parti tra loro in conflitto – come sarebbe nel nostro diritto di cittadini europei – ma come parte in contrasto con i genitori del minore. Essendo la parte che anche giudica, è ovvio non solo che è quella che ha sempre ragione, ma pure che l’altra parte non conta assolutamente che zero. La parte T.d.M. può, conseguentemente, nascondere gli atti, o parte di essi, all’altra parte (i genitori). La parte T.d.M. può chiamare a testimoniare chiunque gli aggrada senza nemmeno obbligarlo al giuramento, assolvendolo, così, a priori da ogni responsabilità penale per ogni falsità (in malafede, per ignoranza o superficialità) prodotta in giudizio. L’importante è solo che il sicofante – quale si può trovate tra i Servizi SocioSanitari – dica quello che al giudice piace.
    Le competenze civilistiche del Tribunale dei Minorenni vanno semplicemente abrogate e restituite ai Tribunali ordinari.
    Non senza, però, aver preso due importantissimi provvedimenti. Uno è quello di rendere possibile l’accesso senza formalità al Tribunale per i provvedimenti riguardanti l’affidamento dei figli. L’altro è sancire per legge i crimini contro i minori commessi dai giudici nei T.d.M. quali crimini contro l’umanità ed, in quanto tali, imperscrittibili.

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