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"Giorno della libertà" – Oggi 9 novembre nel 1989 il crollo del Muro di Berlino

Il Parlamento italiano, con la legge n. 61 del 15 aprile 2005, ha dichiarato il 9 novembre “Giorno della libertà”, ricordando quel giorno del 1989 in cui iniziò l’abbattimento.
Era il 1945, quando la Guerra Fredda tra URSS, USA e Germania causò la divisione di quest’ultima che era diventata praticamente inevitabile.
Nessuno voleva veramente una Germania unita, nonostante le parole contrarie di tutti gli alleati. La Germania non aveva né la forza, né la reale possibilità di sottrarsi al dominio e alla concorrenza delle due superpotenze USA e URSS. La DDR (Repubblica Democartica Tedesca) all’est stava sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e la BRD (Repubblica Federale della Germania) allìovest, sotto l’influenza degli Stati Uniti. Aiutata all’inizio dai soldati americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica. La parte orientale, invece, faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata, inizialmente, per le pesanti richieste economiche fatte dall’Unione Sovietica per riparare i danni subiti nella guerra e per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale. Più passava il tempo, più si facevano sentire le differenze riguardo allo standard di vita. In quegli anni il confine tra est e ovest non era ancora insuperabile e per tutti gli anni Cinquanta centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall’est all’ovest, per la maggior parte giovani con meno di trent’anni e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all’ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più libero.
All’alba del 13 agosto 1961, le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest iniziando a costruire il muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città e che inizialmente separò per sempre famiglie e amicizie, lasciando entrambe le metà della città nello sconforto più assoluto. Non solo a Berlino, in tutta la Germania il confine tra est e ovest diventò una trappola mortale. I soldati della DDR avevano l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva intorno alla “striscia della morte”. ll Berliner mauer, muro di Berlino, divise la città fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. Molti di noi hanno ancora davanti agli occhi le immagini di quei momenti, portate nelle nostre case dalle televisioni, quando decine di migliaia di persone si riversarono in strada per superare e per abbattere la barriera che per tanti anni aveva diviso artificiosamente famiglie, affetti e relazioni umane. Oggi non è rimasto molto del Muro: l’abbattimento ufficiale iniziò il 13 giugno 1990 e a novembre dello stesso anno per intero, all’interno della città, crollò, a eccezione di sei punti che furono mantenuti come monumento. I blocchi di cemento che lo costituirono, furono distrutti e poi utilizzati per la costruzione di strade. 250 di questi blocchi furono messi all’asta e alcuni punti del muro sono tutt’oggi molto visitati dai turisti, qualcuno molto noto per i loro murales. Il Muro ebbe, ovviamente, un forte impatto emotivo, sociale e culturale, non solo sui cittadini di Berlino o della Germania, ma anche nel resto del mondo. Oggi il suo crollo rappresenta il diritto alla libertà dei popoli oppressi, vittime di totalitarismo.

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