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FBI e UFO: tra mistero e "falso giornalistico"

di Valentino Salvatore

Gli Ufo sarebbero già stati tra noi: lo sapeva persino l’FBI, che indagava sulla questione. Negli ultimi giorni sono state diffuse diverse notizie destinate a stuzzicare gli appassionati del genere. Nonché a rinverdire le teorie complottistiche secondo cui i famosi ‘uomini in nero’ avrebbero nascosto la verità sull’esistenza degli Ufo e le prove concrete della loro venuta sul nostro pianeta. Alcuni documenti, risalenti a decenni fa, sono stati pubblicati infatti sul The Vault Project, sito del Federal Bureau of Investigation. In queste carte riservate, di cui ha dato notizia il Salt Lake Tribune, si parla infatti di due avvistamenti. Il primo nello stato americano dello Utah e un altro nel New Mexico.

In particolare, nel secondo caso si fa riferimento all’incidente di Roswell: nel luglio del 1947, secondo diversi ufologi, un oggetto volante non identificato si sarebbe schiantato in questa località. I militari, sostengono coloro che ci credono, avrebbero insabbiato tutto. Facendo sparire i rottami del mezzo, i materiali trovati e anche i cadaveri degli alieni rinvenuti. Sullo sfondo, a complicare le cose, la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia sovietica: c’è chi parla anche di oggetti volanti usati in via sperimentale dai russi per spiare i cieli americani, che sono stati abbattuti o sono caduti.

Nel rapporto dell’FBI recentemente salito alla ribalta, firmato dall’agente Guy Hottel, datato 22 marzo 1950 e riguardante il caso Roswell, si fa riferimento ad una “fonte” dell’aviazione Usa. Si sostiene che tre dischi volanti del diametro di 16 metri erano stati recuperati proprio nel New Mexico. Ma c’è di più, perché si legge che in “ogni disco” c’erano “tre corpi di forma umanoide”. Gli extraterrestri, scrive Hottel, erano alti “meno di un metro” ed erano “vestiti con un tessuto metallico a trama molto fitta”, nonché avvolti “in una specie di bendaggio simile alle tute anti-gravità usate dai piloti collaudatori”. Gli ufo si sarebbero schiantati forse a causa delle interferenze elettromagnetiche causate dai radar militari.

Per l’episodio dello Utah, si fa invece riferimento ad un cablogramma urgente intitolato “Dischi volanti” e inviato il 4 aprile del 1949, sempre dagli agenti dell’FBI, al famigerato capo dei federali di quegli anni, J. Edgar Hoover. Nel messaggio telegrafico si parla di parla di tre testimoni che avrebbero visto un Ufo, poi esploso. Un poliziotto della cittadina di Logan, una guardia giurata di un negozio e un agente della stradale dello Utah sostengono di aver avvistato “un oggetto di colore argenteo” che puntava verso i monti del Sardine Canyon. Altri cittadini della vicina Trenton “dissero di aver visto quella che sembrò essere una doppia esplosione aerea”, con tanto di “oggetti cadenti”, si legge inoltre.

I documenti, sbloccati dalle recenti norme sulla trasparenza del Freedmon of Information Act voluto dal presidente Obama, vengono però presi con le molle, non solo dagli scettici sull’esistenza degli Ufo, ma anche dagli stessi ufologi. In realtà, tali informazioni erano già diffuse tra gli studiosi di queste tematiche e non portano grandi novità. D’altronde quello che dimostrerebbero tali dispacci è che, al limite, l’FBI si interessò alla questione, raccogliendo le testimonianze e le storie che si andavano diffondendo a prescindere dalla loro veridicità. In particolare, a mostrare lacune sarebbe proprio il rapporto Hottel, che cita un non meglio precisato “informatore” dell’aviazione militare e fa riferimento ad improbabili interferenze radar causa dello schianto. Paradossalmente, mentre da una parte i giornali danno ampio risalto a questi rapporti non lesinando il sensazionalismo e le imprecisioni, diversi ufologi navigati – e di certo non annoverabili tra gli scettici – si mostrano molto dubbiosi su questi documenti. Ad esempio Antonio De Comite, fondatore del Centro Ufologico Ionico, ci ha tenuto a dire la sua con un comunicato stampa, visto il proliferare di notizie su tutti i media. In merito alla nota di Hottel sulla caduta degli Ufo con tanto di recupero di occupanti alieni, segnala che “il testo presente nel documento è un falso giornalistico”, apparso per la prima volta sul quotidiano Usa The Whiandotte Echo il 6 gennaio 1950. Cosa nota “già da qualche anno” dagli ufologi, i quali “non hanno esultato nel momento della declassificazione” dei rapporti riservati. In sostanza, “non ci troviamo di fronte a documentazione nuova”, ma ad “un restyling del sito dell’FBI”, perché “questi documenti erano già conosciuti dagli addetti ai lavori”, spiega De Comite.

Un altro esperto, l’ufologo Roberto La Paglia, ribadisce i dubbi sul valore concreto di questi X-files rispolverati dal sito Vault. La comunicazione di Hottel e l’altro cablogramma infatti sarebbero stati riportati già in un libro pubblicato negli Usa nel 1997, dal titolo Beyond Roswell, scritto da Michael Hesemann e Philip Mantle. Quindi, dichiara La Paglia, “nulla di nuovo sotto il sole, forse una svista governativa, oppure la solita vecchia, già vista e già conosciuta polvere negli occhi”.

Intanto però questi alien-leaks, anche se fossero stati diffusi volutamente per far circolare notizie inattendibili e screditare l’indagine ufologica, un risultato l’hanno ottenuto. Riaccendere di nuovo i riflettori sul caso Roswell e sulla possibile presenza di oggetti volanti non identificati nei nostri cieli.

 

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