A metà tra oriente e occidente, tra l’estremismo dodecafonico mitteleuropeo e l’armonia pentatonica della tradizione musicale cinese, c’è un limbo artistico dove la terra suona: il 17 novembre in scena c’è la terra gialla dello Shanbei, poverissima polvere che racconta millenni di fatica e parla attraverso strumenti antichi come il mondo stesso. 
Vi chiediamo uno sforzo creativo: dimenticatevi ogni riferimento culturale, non cercate di appoggiarvi a nulla di conosciuto. Svuotate la mente, ridiventate bambini, seguite il flusso delle note immaginando solo la terra e la sua gente, come se ci fosse solo terra, come se non ci fosse altro che la terra, i suoi uomini e le sue donne.
Fatelo come ai tempi in cui eravamo liberi, e formavamo le nostre idee senza cercare conforto nel conformarsi al pensiero comune.
La musica popolare dello Shaanxi vi augura tutto il bene possibile.
Non dimenticate che in questa regione è nata la metà del mondo, l’altro mondo, l’impero celeste, la faccia nascosta di Roma. Questa parte di mondo era la Cina e per 3500 anni, dal III millennio avanti Cristo e fino al medioevo, la sua capitale fu Chang’an, che oggi si chiama Xian, la città dell’Esercito di Terracotta dove nacque il buddismo orientale, da cui partì la costruzione della Grande Muraglia, la città più grande e popolosa del mondo dopo la fine dell’Impero Romano.
È questo il viaggio sulla Via della Seta, la via che lega le due uniche mai morte civiltà, Roma e Xian. Mai, né prima né dopo, il mondo ha conosciuto potenze geografiche e culturali così immense.
Che le vostre orecchie il 17 novembre siano bambine!

