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Un museo per ricordare gli internati militari italiani

L’Anrp e il Cnr per un museo e per un albo on line, al fine di ricordare gli Internati militari italiani nel 70nnale della liberazione

di Filippo Flamini
Preservare la memoria storica e trasmetterla alle nuove generazioni. È questo l’obiettivo espresso dall’Associazione nazionale reduci della prigionia (Anrp) durante la presentazione di un duplice progetto: la creazione di un museo dedicato agli Imi (Internati militari italiani) e la pubblicazione di un ‘lessico biografico’ on-line degli Imi-Internati militari italiani.foto c1
“Auspichiamo che museo e albo siano realizzati, almeno parzialmente, entro il 2015, per il 70esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale e del rientro in Italia dei superstiti”, ha commentato Enzo Orlanducci, presidente nazionale dell’Anrp. La tragica storia degli Imi inizia all’indomani dalla dichiarazione dell’Armistizio italiano, l’8 settembre 1943, che consegnò di fatto 650.000 militari italiani nelle mani dei tedeschi. Anziché essere trattati come prigionieri di guerra, tutti coloro che si rifiutarono di collaborare con i nazisti vennero costretti al lavoro obbligatorio per il Reich.
“Ogni singola biografia è un moltiplicatore di testimoniane in quello che fino a pochi anni fa era un vero buco nero della nostra storia”, ha detto Luciano Zani, docente di Storia contemporanea della Sapienza. Tra viaggi disumani, condizione igieniche precarie e malnutrizione, 40.000 Internati non tornarono più a casa. “Per anni questa storia fu rimossa dalla coscienza collettiva per motivi politici, ma anche per la voglia nell’immediato Dopoguerra di dimenticare. Però la memoria di quegli eventi va conservata”, ha proseguito Domenico Rossi, Sottosegretario di Stato alla Difesa, “soprattutto per i più giovani, in modo che possano capire l’importanza della pace e la stabilità che ci garantiscono da 70 anni l’unità europea”.
foto e1Il progetto prevede un Museo che avrà sede in via Labicana, in un edificio messo a disposizione dal Ministero della Difesa. Lo spazio si articolerà in varie sale in cui si cercherà di ricreare gli ambienti e la vita dei deportatu tramite supporti multimediali e schermi interattivi. “Quello che vogliamo creare è un museo in cui il visitatore possa vivere un’esperienza multisensoriale. Non solo documenti quindi, ma anche filmati, luci, suoni”, ha sottolineato Eva Pietroni, dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Cnr.
In parallelo si muove il progetto del Lebi, cioè il Lessico biografico degli Imi. Sarà una banca dati on-line in cui raccogliere in ordine sistematico le schede biografiche del maggior numero possibile di italiani rientrati e che non tornarono dai campi di prigionia. In questo senso, ha spiegato l’Ambasciatore Pignatti Morano di Custoza, “diventa cruciale che il progetto sia in collaborazione tra Italia e Germania per avere tutte le informazioni disponibili sui deportati”.
“La loro memoria è stata lungamente ignorata anche nel dopoguerra e ci auguriamo che museo e portale web siano le modalità innovative che consentiranno di attualizzare quel passato, ricostruire il filo spezzato, dare agli Imi un maggiore riconoscimento in entrambi i paesi”, conclude Orlanducci. “L’idea che muove il progetto non è solo la testimonianza di affetto e riconoscenza nei confronti degli Imi, ma quella di non disperdere il patrimonio storico, culturale ed umano legato alla loro drammatica vicenda”.
 

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