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Venduta per 15mila euro una scultura invisibile di Salvatore Garau

Per la prima volta nella storia dell’arte contemporanea è stata venduta all’asta un lotto che, nella realtà, non esiste: la scultura immateriale “Io sono” di Salvatore Garau è stata aggiudicata per 15mila euro presso Art-Rite, auction house milanese.

A distanza di 104 anni dalla nascita per merito di Marcel Duchamp del ready made, concetto per il quale qualunque oggetto di uso comune diventa arte se è un artista ad affermarlo, Salvatore Garau è andato oltre arrivando a sostenere che anche il nulla può essere un’opera d’arte, purché lo dica un artista.

“Il buon esito dell’asta testimonia un fatto inconfutabile – spiega Salvatore GarauIl vuoto non è altro che uno spazio pieno di energia, e se anche lo svuotiamo e resta il nulla, secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg quel nulla ha un peso. Ha quindi energia che si condensa e si trasforma in particelle, insomma in noi!

Nel momento in cui decido di “esporre” in un dato spazio una scultura immateriale, quello spazio concentrerà una certa quantità e densità di pensieri in un punto preciso, creando una scultura che dal solo mio titolo prenderà le più svariate forme. In fondo non diamo forse forma a un Dio che non abbiamo mai visto?”.

Dopo aver collocato nel febbraio scorso in Piazza della Scala a Milano la sua prima installazione immateriale, “Buddha in contemplazione”, e a pochi giorni dal presentarsi nel cuore di New York, di fronte alla Federal Hall a pochi passi dalla Borsa, con una nuova installazione immateriale, Salvatore Garau è stato protagonista con l’opera “Io sono” dell’asta del 18 maggio organizzata da Art-Rite, una delle rare case d’aste italiane che organizza “sedute” dedicate esclusivamente alla contemporary art con opere, cioè, realizzate nell’ultimo ventennio.

La scultura immateriale di Garau, che dovrebbe essere collocata in un’abitazione privata entro uno spazio libero da qualsiasi ingombro, dalle dimensioni di circa cm. 150 x 150, stimata in partenza 6.000 euro, ha raddoppiato la base arrivando, al martello, a 12mila euro (15.000 con i diritti d’asta), lasciando nelle mani dell’acquirente il solo certificato di garanzia, che testimonia l’archiviazione dell’opera e che rappresenta l’unico elemento visivo presente nel catalogo dove, al posto della tradizionale immagine di un’opera tangibile, è riprodotto uno spazio bianco assoluto.

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