Morena Chiara è una cantautrice italo-brasiliana che ha fatto della contaminazione culturale e musicale il tratto distintivo del proprio percorso artistico.
Nata dall’incontro tra la tradizione napoletana e quella brasiliana, propone una scrittura personale che unisce ricerca melodica, attenzione alla parola e apertura a diverse influenze sonore.
Con l’album ‘Aria‘ ha dato forma a un progetto incentrato sui temi dell’identità, della libertà e della trasformazione interiore. Parallelamente all’attività discografica, continua a coltivare l’esperienza della musica di strada, considerandola uno spazio privilegiato di incontro diretto con il pubblico e una componente essenziale della propria espressione artistica.
In che modo le tue origini brasiliane e napoletane convivono nella tua sensibilità musicale?
La sensibilità musicale di ogni musicante nasce dall’insieme di esperienze sonore che hanno fatto parte del suo vissuto, in musica e non.
Io inevitabilmente provenendo da famiglie di diverse culture, appunto di madre brasiliana e padre napoletano, ho assimilato, e assimilo ogni giorno, le influenze sonore di quelle
due culture. Non possono non far parte della mia musica, ma anche del mio carattere e della mia persona.
Come nasce la scelta di suonare per strada?
La scelta di suonare per strada nasce inizialmente da una necessità di tipo economico, ho deciso a 21 anni di uscire dalla dimensione familiare perchè ho sempre avuto un forte desiderio di stare da sola e di conoscermi, cosa che all’interno di un nucleo non riuscivo a fare. Ho sempre cantato e i lavori che facevo di circostanza, come promoter o cameriera, non riuscivo a portarli a termine.
Ho sempre vissuto nella mia testa, e poco nel presente.
Avevo vari problemi di attenzione e concentrazione, tutt’ora. La musica è stata per me come una bombola d’ossigeno, la faccio senza pensarci, e mi sento viva.
Inoltre alle persone sembro fare un bell’effetto quando faccio musica, questa cosa mi convince a portarla avanti, mi fa sentire utile.
Ho scelto l’arte di strada, perchè la strada mi ha permesso di fare musica in maniera libera,
di conoscermi meglio, e combattere i pregiudizi quotidiani facendomi le ossa.
Cosa cambia invece quando sei su un un palco?
Sul palco sei letteralmente più “in alto”. Per strada, invece, sei al livello di tutte le altre persone, ti siedi, cammini, suoni, e loro sono al livello dei tuoi occhi, tu nei loro.
Cosa cambia? nulla. Ma se sei su un palco la gente per qualche strana ragione crede che ci sia differenza, per me non c’è alcuna differenza. Quindi il palco non mi cambia.
Nell’album ricorrono i temi della ricerca interiore, della libertà e della trasformazione personale. A quali valori senti di appartenere di più?
Il tema del cambiamento, della trasformazione forse è il mio più ricorrente, anche celato dentro altri discorsi.
Credo che gli esseri umani cambino continuamente, ma cercano di mantenere una coerenza, forse per non sembrare ipocriti.
Così facendo lo sono ancora di più.
La vita credo sia una continua ricerca, un continuo scoprirsi, diffido infatti delle persone che credono di sapere o hanno troppe convinzioni, parlo per esperienza personale.
Io più capisco le cose, più capisco che non ne ho capito un cazzo.
‘Aria’ è un album raro, suonato, pensato, non un prodotto di algoritmi e strategie di mercato. E’ ancora possibile fare musica cosi?
La musica si fa, non si può ragionare, per come la vedo io. I musicisti la possono schematizzare, i musicanti la fanno, punto. Io mi sento parte della seconda categoria,
e non rientra nel mio pensiero il ragionamento di come possa funzionare o meno un pezzo.
Io vivo nel pezzo dal momento in cui lo scrivo, lo compongo, e lo creo quasi in maniera passiva, quasi come se mi attraversasse.
Non riesco a ragionare la musica, certo aggiusto la metrica, entro dentro quello che sto dicendo per trarne le parole giuste, ma mi lascio per lo più attraversare.
L’algoritmo funziona con le persone, le persone vengono colpite non solo da una melodia memorabile, ma anche dalla verità di quello che sentono/vedono.
Per le strategie di marketing inoltre ci vogliono: team, notorietà, soldi, e un pò di fortuna.
Io sono un artista di strada, gioco di verità, e un pizzico fortuna, vedremo cosa coglierò con soli questi due nel tempo.
di Mario Masi

