di Elisabetta Rossi
<Tutti noi sappiamo quanto il cibo sia importante nell’immaginario cinematografico Felliniano. Pensate a “Boccaccio 70”, “Satyricon”, “Roma”, “Amarcird”. Ebbene, in questo volume è possibile scoprire ricetta dopo ricetta tutti i segreti della sua cucina, persino dei suoi riti>.
Così Francesca Fabbri Fellini, a vent’anni dalla morte dello zio Federico, introduce, nella raffinata cornice veneziana dell’hotel Metropole, il suo ricettario e, attraverso i piatti migliori e le specialità più tipiche della cucina romagnola, presenta un esclusivo “album di famiglia” di casa Fellini.
La cuoca in questione è Maddalena, mamma dell’autrice e sorella del regista.
<Mia madre mi ha fatto crescere a piadina, cappelletti e tagliatelle, tutti cucinati secondo la tradizione romagnola – ricorda Francesca – Quando ero piccola, mi spiegava che la Romagna è una terra che sorride, gioviale anche a tavola, con i suoi piatti contadini e marinari, i suoi vini allegri e giovani. Il suo sogno era quello di aprire un ristorante e fare le ricette di famiglia. Un luogo dell’anima, come lo chiamava lei. Purtroppo per lei è rimasto solo un sogno. Ma non è detto che non lo faccia io….>.
Tre le donne fondamentali nella vita di Fellini che hanno cucinato per lui. La nonna Ida, romana di sette generazioni, ottima cuoca, aveva educato i figli Federico, Riccardo e Maddalena al piacere della buona tavola.
La moglie Giulietta Masina, emiliana doc, cucinava sempre quantità industriali di minestrone, di tagliatelle al ragù e di pollo alla diavola. Soprattutto era bravissima a fare la moltiplicazione dei pani, dopo la solita telefonata di Federico alle 21:” Giuliettina non siamo in quattro questa sera ma quindici…”
Dulcis in fundo la sorella Maddalena la cui tavola il Maestro chiamava sinfonia di sapori.

