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L’Indagine su Alda Merini di Margherita Caravello

Alda Merini ha saputo cogliere l’occasione, attrarci a sé secondo il nostro gusto per poi stordirci con la verità dei suoi versi, universali e potenti

Indagine su Alda Merini: non fu mai una donna addomesticabile mette a nudo la donna Merini attraverso la sua poesia, ne fa una narrazione unica, perchè l’esperienza meriniana può comprendersi solo fondendo una femminilità complessa all’amore per la scrittura e per la vita.

Margherita Caravello parte dalla esperienza teatrale per arrivare ad una delle espressioni più compiute della esperienza biografica riguardante la poetessa italiana più amata e seguita.

Come nasce l’idea di un libro dedicato ad Alda Merini?

Quattro anni fa con Antonio Nobili abbiamo iniziato un percorso di ricerca e di approfondimento sulla figura e l’opera della poetessa Alda Merini per restituirle la scena a teatro attraverso lo spettacolo Dio arriverà all’alba nel decennale dalla sua scomparsa.

Mentre io mi occupo della sua biografia lui incarna i suoi versi, ne scrive uno spettacolo di cui cura anche la regia. Un capolavoro, il suo, che ha incontrato il favore di decine di migliaia di persone.

Lo scorso ottobre a Roma abbiamo inaugurato il quarto anno di tournée nazionale, seguendo tutte le procedure di sanificazione prescritte, ed è stata l’unica occasione di incontrare il pubblico per questa stagione.

Siamo rimasti in contatto con loro attraverso la pagina Facebook dello spettacolo Dio arriverà all’alba, che in questo tempo troppo lungo di teatri chiusi è cresciuta molto, abbiamo proposto appuntamenti fissi, dirette, citazioni e riflessioni che hanno suscitato partecipazione crescente in circolo virtuoso.

Questo libro restituisce al lettore un percorso possibile per fare tesoro di questo tempo nuovo, sull’esempio della poetessa che sublimò l’isolamento in un canto di versi necessari.

Ripercorro gli ostacoli sul suo cammino, e il suo superarli tutti, accrescendosi. Alda Merini ci affida una mole generosa di scritti in cui mi immergo con gioia perché sono spunti altissimi per la mia ricerca e per la mia crescita personale. Condivido queste pagine con chi non ha smesso di cercarsi e con chi magari oggi si sente perso: come quando si cerca sulla sabbia di mettere le proprie scarpe sulle impronte di qualcun’altro che prima di noi ha compiuto il passo fuori dal sentiero, all’avventura, all’arrembaggio della propria unicità preziosa. Che sia di buon auspicio per prendere nuovo slancio.

Cosa le ha portato l’esperienza teatrale?

Si è trattato di un’esperienza formativa fondamentale che ha messo poi le basi alla mia indagine sulle dinamiche, ad esempio, che hanno portato Alda Merini ad essere la poetessa contemporanea più apprezzata e più citata.

Il pubblico teatrale ha accolto il nostro lavoro con grande partecipazione: c’è chi è tornato ad ogni nuovo appuntamento nella sua città, chi ci ha consigliato agli amici, chi ci ha presentato alla sua persona speciale chiamando al telefono per chiedere: “Posti buoni, mi raccomando, dove si vede e si sente meglio, che è un regalo”.

Ringrazio soprattutto loro, uno ad uno, che ci hanno stretto la mano alla fine di ogni spettacolo, che ci hanno chiesto gli autografi e ci hanno fatto sentire ripagati, soprattutto, di quella che più che una professione è diventata, per chi come noi lavora in maniera indipendente, una missione di diffusione culturale necessaria. Il messaggio passa, e si sta diffondendo. Sono certa di parlare a nome di tutta la produzione se dico che siamo grati a tutte le persone che ci seguono, che commentano, condividono, parlano di noi, e parlano con noi in filo diretto. Il teatro è e rimane presenza viva, partecipazione dei sensi e emotiva. Speriamo di poter riprendere quanto prima l’incontro. 

Dal “muro degli angeli” ai social, le sue poesie, i suoi aforismi, sono ovunque. Come se lo spiega?

Per due ragioni fondamentali, a mio avviso: Alda Merini è umana, i suoi vizi e i suoi capricci ce la fanno sentire vicina, la sua esposizione mediatica senza precedenti ha contribuito molto alla conoscenza di massa della sua figura. A sua volta Alda Merini ha saputo cogliere l’occasione, attrarci a sé secondo il nostro gusto per poi stordirci con la verità dei suoi versi, universali e potenti. Alda racconta di emozioni di cui tutti abbiamo condiviso l’esperienza almeno una volta, e lo fa alla maniera del poeta, sentendoli più forte, e restituendoceli in versi affidati al muro degli angeli, come sui tovagliolini di un bar, fino a quando arrivò a dettarli al telefono a quelli che chiamava non senza una punta di orgoglio “i miei discepoli”.

L’artista è creativo, ha una fervida immaginazione, si mette in discussione per esplorare il nuovo, si mette in gioco. Sente forte il richiamo del suo grido in gola, lo studia, lo mette alla prova poi gli da voce e lo affida al vento.

Alda diceva “nessuno mi pettina bene come il vento” e lo stesso vento porta ancora in alto la sua opera in una sorta di hit parade di merito, per cui l’artista celebrato è giustamente quello che va incontro al suo pubblico, che fa il primo passo.

“Ho avuto trentasei amanti più Iva”. Che rapporto aveva la Merini con l’eros?

Alda Merini ha sostenuto che il “Il sesso è sempre stato il grande puntiglio di Dio!
Da donna libera e intera qual era, ha rivendicato la parità dei sensi invocando ad un tempo l’amore mistico e carnale, i legami di sangue, le passioni irrazionali, le intese intellettuali, fino ad una dimensione allargata dell’amore che è solidarietà con i dimenticati dalla società.

Alda Merini, Donna, Madre, Poetessa, senza soluzione di continuità. Un carattere sicuramente non semplice. La presenza di Barbara Carniti nel libro è ricorrente. Come ha accolto l’idea del libro?

Sono felice che abbia accettato di curarne la prefazione insieme a Laura Bertassello, nipote di Alda Merini. A loro va il merito anche dell’iniziativa di impreziosire questo libro con foto inedite dall’album di famiglia in cui possiamo vedere Alda Merini giovane e radiosa all’epoca de La Presenza di Orfeo, nel pieno della sua “attività perenne di sviluppo”. Il merito del loro incontro va al giorno del nostro debutto milanese in cui si presentarono spontaneamente riconoscendo immediatamente nel nostro lavoro un’affinità di sguardo che ci accomuna, affetto e stima reciproca.

di Mario Masi

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